È impossibile parlare di smart factory senza parlare di industria 4.0: la Smart Factory, o fabbrica intelligente infatti, nasce dai principi dell’Industria 4.0 e ne rappresenta l’implementazione concreta.

Oggi il concetto di Industria 4.0 è di uso comune. Viene menzionato nelle divulgazioni di stampo economico, nei discorsi politici e nelle riflessioni sociologiche. Impossibile guardare la realtà senza prestare ascolto alle evoluzioni del processo produttivo. Soprattutto se si affronta il tema attraverso la lente industriale: non si può ragionare sullo sviluppo economico e il benessere di un paese se non si considerano i mezzi produttivi su larga scala.

Ed ecco che smart factory e Industria 4.0 prendono posto nel tavolo della discussione, nell’agenda comunicativa e nei palinsesti. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Perché quest’argomento è così importante?

E, soprattutto, qual è il rapporto con il pensiero snello della lean production?

Affrontiamo quest’argomento nei prossimi paragrafi.

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Smart Factory: spiegazione e definizione

Con il termine Smart Factory si intende l’integrazione delle ultime tecnologie produttive all’interno di un processo con lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro. Obiettivo finale: ridefinire qualità e quantità della produzione.

Prodotti personalizzati e servizi individualizzati richiedono industrie veloci nell’adattare le proprie produzioni alle specifiche e alle esigenze sempre più volatili dei clienti. La sfida in tutto questo consiste nel riuscire ad incrementare la produttività senza perdere in efficienza nel consumo e riciclo delle risorse energetiche, mentre si riduce il time-to-market.

Risulta dunque evidente quanto sia necessario diventare un’azienda agile, ovvero capace di adeguare facilmente le produzioni al variare delle esigenze del contesto di riferimento.

L’unico modo di diventare capaci di seguire il nuovo mercato iper veloce e iper volatile è aumentare flessibilità, efficienza, semplicità, sicurezza e rapidità.

smart factory cosa significa

Non si tratta solo di aumentare il numero di prodotti che escono dalla catena di montaggio. Qui si ragiona anche sull’approccio qualitativo: lo scopo è sempre quello di seguire la linea del valore per il cliente, proprio come insegna la lean organization. Tutto questo, però, avviene attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Per approfondire: l’azienda cresce con la produzione snella

Le origini dell’Industria 4.0

Il nome Industria 4.0 (o Industry 4.0) è stato coniato durante una Fiera di Hannover, un grande evento di importanza mondiale. Era il 2011 quando Henning Kagermann, Wolf-Dieter Lukas e Wolfgang Wahlster annunciarono lo Zukunftsprojekt Industrie 4.0. L’obiettivo, come suggerisce Wikipedia, era quello di puntare su:

“Investimenti su infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende per ammodernare il sistema produttivo tedesco e riportare la manifattura tedesca ai vertici mondiali rendendola competitiva a livello globale”.

Quindi, come puoi ben immaginare, si tratta di un sistema reticolare, complesso, basato su uno sviluppo omogeneo di una vera e propria consapevolezza del progetto di rivalutazione. Tutto ciò ha avuto successo?

Certo, al punto che il metodo in questione è stato preso come esempio da diverse realtà. Un po’ come è successo con il Toyota Production System. Oggi sono molte le aziende che sfruttano questi paradigmi.

Sviluppare la Smart factory

Implementare il concetto di Smart Factory significa realizzare la trasformazione digitale all’interno delle fabbriche e lungo la supply chain. Questo a sua volta richiede la riorganizzazione e ristrutturazione dei processi relativi sia alla produzione sia all’informazione.

Il back office deve essere in grado di interpretare la mole di dati che vengono recuperati per trasformarli in azioni concrete. L’obiettivo non è semplicemente aumentare la produttività, ma anche fare lo stesso con meno, risparmiando e ottimizzando. Proprio come suggerisce il pensiero agile che abbiamo spesso analizzato.

Questo per implementare gli snodi della supply chain, la catena produttiva. Ogni aspetto dell’impresa di produzione sarà corroborata e migliorata dall’arrivo di quella che oggi chiamiamo smart factory.

Una realtà possibile grazie all’avvento della quarta rivoluzione industriale. Si passa dall’automazione legata alla programmazione delle macchine per mano umana alla cibernetica. E alla creazione di cyber-physical system che prevede apparati fisici (come bracci meccanici e altro ancora) connessi attraverso l’informatica ad altre entità.

La smart factory si basa su tecnologie capaci di includere e inglobare tutti i protagonisti della produzione (macchine e operatori). Ma anche sulle infrastrutture informatiche che rendono l’azienda connessa all’interno e con l’esterno.

Gli ordini ai fornitori e le fatture per i clienti diventano a prova di errore, la manutenzione sarà preventiva e non dovremo aspettare il danno per correre ai rimedi, il customer care service dimezzerà i tempi d’intervento. Tutto a favore di un brand che segue le tendenze di un pubblico sempre più esigente. A patto che si rispettino determinati punti.

  • Production.
  • Services
  • Energy.

La Smart Factory infatti è attenta all’uso dell’energia sia per ridurre spese inutili che per lenire l’impatto sulla natura. Essere smart vuol dire risparmiare, ridurre gli sprechi e incidere sempre meno sull’ambiente.

 

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Smart Factory e big data

Sai qual è la strada per consentire alle macchine di prendere decisioni in base a modelli matematici? Quella segnata dai big data e dalla raccolta sistematizzata di informazioni utili, quantità abnormi di numeri,

Ma per fare cosa? Un esempio a caso: le moderne tecnologie dell’informazione ti aiuteranno a individuare difetti e guasti, così puoi prevenire e risolvere il problema senza intoppi per la produzione.

smart industry

lavoriamo con I big data per migliorare l’azienda

Come funziona tutto questo? Semplificando all’estremo, i dati vengono raccolti da sensori fisici sparsi in tutta l’azienda. Poi si inviano a strumenti di elaborazione basati su algoritmi complessi che generano informazioni in termini di previsioni e istruzioni. Tutto questo si sposa senza soluzione di continuità con il metodo lean, non credi?

Smart Factory: i rischi per le PMI

Se i benefici della Smart Factory in termini di competitività sono evidenti per tutti, meno lo sono i pericoli. Uno dei dati di fatto più sconcertanti a questo riguardo è che, stando alle statistiche, la maggior parte delle aziende fatica a trovare l’approccio giusto per cogliere efficacemente i vantaggi di questa promessa digitale.

Infatti, scegliere tra la pletora di nuove opzioni fornite dalle tecnologie digitali è una vera sfida.

In genere, non è chiaro da dove iniziare e come dare la priorità agli sforzi e alle risorse di un’azienda per ottenere risultati tangibili. Mentre alcune aziende sono state in grado di ottenere un aumento radicale delle prestazioni fino al 50% o più, molte sono rimaste bloccate in una situazione in cui gli sforzi mancano di coordinamento e i successi sono limitati o addirittura inesistenti.

Contro questo pericolo l’integrazione con la filosofia della Lean Production è capace di portare benefici enormi.

Smart Factory e Lean Production: un connubio perfetto

Smart Factory e Lean Production sono due processi che si intersecano e si incrociano: abbiamo un’ideologia che punta sul kaizen, l’efficacia massima per ridurre il muda (無駄, attività inutili), ma anche un concetto di industria che sfrutta al massimo le nuove tecnologie. Pensiero snello e Industria 4.0 non possono essere pensate come due entità separate.

Il metodo lean permette di realizzare la lean smart production, ovvero la minimizzazione dei lotti e la gestione just-in-time dei materiali, delle commesse e degli approvvigionamenti, minimizzando le giacenze e garantendo maggiore flessibilità alle esigenze del mercato.

Sono questi gli strumenti che permettono di realizzare quella agilità di processo necessaria a realizzare prodotti in serie brevi e diversificate senza perdere i vantaggi delle economie di scala, andando incontro alle richieste di personalizzazione dei modelli e alle nuove dinamiche dettate dall’e-commerce (ovvero acquisti sempre più frequenti e frammentati, ridotti anche a singole unità).

Non si può entrare nell’era 4.0 ignorando il Toyota Production System. O almeno questa è una delle condizioni essenziali per ottenere il miglior risultato possibile. Sempre secondo Wikipedia,

Alla base del Toyota Production System si trova l’idea di ‘fare di più con meno’, cioè di utilizzare le (poche) risorse disponibili nel modo più produttivo possibile con l’obiettivo di incrementare drasticamente la produttività della fabbrica.

Quando si parla di smart factory appare quasi immediato il collegamento con il concetto di produzione snella. Il lean thinking va di pari passo con l’idea di Industria 4.0, sono realtà che si incrociano e non rimangono separate.

Leggi anche: Lean 4.0: Lean Management e Industria 4.0. Binomio vincente?

La sfida della Smart Factory per le PMI

Non è semplice, ci sono ancora mille sfide da affrontare. Ma il pensiero snello che si collega alla lean production ha bisogno di un approccio come quello dell’Industria 4.0. Questi aspetti sono complementari perché la riduzione degli sprechi e il raggiungimento del kaizen  sono passaggi che affondano le proprie esigenze in questo campo.

Un’azienda che connette umano, meccanico e digitale riduce i tempi necessari per lo scarico delle merci e la distribuzione in magazzino, solo per fare due esempi. Se le macchine riescono a interagire in modo indipendente, dopo la programmazione e con la supervisione umana, il lavoro diventa più semplice, veloce. In una parola: snello.

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