Modelli di innovazione:

La Cina ha stanziato nel 2015 400 miliardi di dollari in ricerca, contro i 70 in sette anni dell’Europa. Per questo è cruciale una cooperazione scientifica e tecnologica con la Cina. È quello che è successo tra Bergamo, Bologna e Napoli nell’ambito della strategia di innovazione sotto la regia della Fondazione Idis Città della Scienza di Napoli.

La Cina sta compiendo un enorme sforzo per elevare il proprio livello tecnologico, diviene uno dei modelli di innovazione d’eccellenza.

Lo dimostrano le acquisizioni, appena completate o in corso, di grandi gruppi occidentali come Pirelli, la tedesca KraussMaffei nel settore dei macchinari per la plastica, il colosso dei robot Kuka, quello del biotech Syngenta, General Electric negli elettrodomestici.

Anche il sostegno alla ricerca è impressionante:

soltanto nel 2015 la Cina ha investito a questo scopo l’equivalente di 400 miliardi di dollari, che fanno impallidire i 70 miliardi per i 7 anni del programma Europa 2020 o i 2,4 miliardi assegnati dall’Italia al Programma nazionale per la Ricerca 2015-2020. Lanciando, nel 2015, il programma Made in China 2025 per il rinnovamento tecnologico dell’industria, il governo cinese ha annunciato l’intenzione di trasformare il paese, in 10 anni, nel maggior produttore di conoscenza del pianeta.

Per l’Italia collaborare con una simile potenza acquista quindi un grande valore strategico.

In quest’ottica va considerata la Science, Technology & Innovation Week Italia-Cina, tenutasi la scorsa settimana tra Bergamo, Bologna e Napoli. Una serie di incontri, workshop e conferenze cui hanno partecipato circa 1.300 delegati italiani del mondo della ricerca, dell’innovazione tecnologica e dell’industria hanno incontrato 600 colleghi cinesi.

L’iniziativa è stata coordinata dal nostro ministero per l’Istruzione e da quello cinese per la Scienza e la Tecnologia, sotto la regia della Fondazione Idis Città della Scienza di Napoli.

Vincenzo Lipardi, consigliere delegato della fondazione napoletana, ne spiega l’obiettivo: «L’idea è individuare gli ambiti in cui la ricerca italiana ha più necessità di trovare partnership e collaborazioni e incrociarli con le analoghe esigenze di università e centri di ricerca cinesi. È un’attività a cui lavoriamo tutto l’anno, quotidianamente, e di cui la Science, Technology & Innovation Week è al tempo stesso l’evento conclusivo e il punto di partenza per l’anno successivo».

La “week” combina le due principali piattaforme di scambio tra sistemi innovativi italiani e cinesi, il Ciif, China-Italia Innovation Forum, programma di scambio sui temi della scienza e della tecnologia avviato dal governo italiano nel 2010, e il Siee, Sino-Italian Exchange Event, ideato da Fondazione Idis fin dal 2007 per favore i contatti tra Napoli, la Campania e la ricerca cinese e poi ampliatosi a livello nazionale.

Proprio in virtù di questa esperienza la realtà napoletana è stata chiamata a organizzare l’evento e Città della Scienza ne è stata la sede principale.

Molti i temi su cui gli esperti italiani e cinesi si sono confrontati, dalla fabbrica intelligente alla meccatronica e all’agrifood, dalle tecnologie per le smart city alla valorizzazione del patrimonio culturale in ottica turistica. «Non si tratta però soltanto di uno scambio tecnologico – dice Lipardi – ma di un progetto che va più in profondità.

Promuoviamo, per esempio, lo scambio di studenti e ricercatori tra Italia e Cina, anche con l’idea di arrivare alla creazione di science center in cui si realizzi un contatto ravvicinato tra esperti italiani e cinesi, per imparare a conoscerci e ad apprezzarci».

Cercare una collaborazione diventa allora essenziale, a patto, sottolinea Lipardi, «che l’Italia si presenti come un sistema e si muova in maniera organica.

Proprio quello che abbiamo fatto questa settimana tra Bergamo, dove al Kilometro Rosso è stato inaugurato un hub del Cittc (China-Italy technology transfer center), Bologna, dove si è parlato delle priorità dell’agroalimentare a livello regionale, nazionale e globale, e Napoli».

Nella città partenopea, tra l’altro, 20 start-up, 10 italiane e 10 cinesi, hanno potuto presentarsi a responsabili di fondi di investimento italiani e cinesi per finanziare le loro idee e verificare le opportunità di operare nell’altro paese usufruendo, in qualificati incubatori, di servizi di “soft landing” per facilitare la fase di avvio.

È stata anche realizzata una “digital fabrication zone”, in cui makers di entrambi i paesi hanno lavorato insieme, «per favorire l’interscambio – ha spiegato Lipardi – e per imparare a conoscersi».

Se vogliamo lavorare proficuamente con i cinesi, del resto, il primo obiettivo è costruire una fiducia reciproca. La Città della Scienza di Napoli sembra il luogo giusto per iniziare a farlo.

FONTE: Il Sole 24 Ore

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