Non esistono soltanto le solite leadership & company.  Secondo gli esperti, per gestire un’azienda (di successo) nel 2014 bisogna prima di tutto conoscere, e molto bene, se stessi. L’etica è importante quanto la competenza in marketing o finanza e un sano senso dell’umorismo è necessario come l’aria per respirare. Puntate al top? Ecco le doti del manager oggi: moderno, globale e vincente.

La capacità di guardarsi dentro con onestà precede la Vision. “Prima di sapere dove vuoi andare, dove vuoi condurre il tuo team, la tua azienda (puoi chiamarlo vision, leadership o strategia) devi avere bene chiaro in  mente chi sei. Perché se non conosci bene te stesso non puoi gestire gli altri” sottolinea Peter Tufano, rettore della Said, la business school della Oxford University.

Ma è fondamentale anche “Capire il contesto”, perché senza conoscere il business enviroment e le regole del gioco ovviamente non si può arrivare da nessuna parte. Il tutto in un mondo economico sempre più volatile e complesso: “Per prendere decisioni oggi bisogna essere più analitici, saper dialogare con data scientist e discutere con chi si occupa di digital marketing”, rimarca Bernard Garrette, direttore dei master in business administration dell’Hec Parigi.

Quindi serve (almeno) un “Orientamento digitale”. E non sono meno la “Comunicazione” (per tenere unita la squadra e portarla con se) e, in un mondo globale, la “Capacità di influenzare gli altri in un contesto multinazionale”. “Con persone di background diversi l’auto-autorità non funziona, devi crearti la tua legittimizazione”, avverte Garrette.

Un’altra dote del bravo manager è l’ ”Umiltà”, la consapevolezza che non si è perfetti, che si può sbagliare. E, forse ancora di più, il “Saper rialzarsi e andare avanti”. “Nella Silicon Valley lo chiamano Failing forward: è inevitabile che prima o poi le cose ti vadano male, quindi devi essere preparato a ricominciare da quel punto” spiega Tufano.

Ma, soprattutto, dopo la crisi finanziaria, hanno un posto nella top ten anche “Etica e responsabilità sociale”. E, ultimo ma non ultimo, un sano senso dell’umorismo.

E rispetto 20-30 anni fa? Qualcosa è cambiato. A cominciare dal fatto che autorità e legittimità del “capo” erano date un po’ più scontate. Ma è soprattutto una questione di pesi. Per esempio si studiavano più i grandi leader piuttosto che riflettere su se stessi e c’era meno enfasi sulla sensibilità culturale. Non solo: la nozione di vision aveva un accento diverso: “Oggi i manager devono essere più flessibili, soprattutto nei mercati internazionali, essere pronti ad aggiustare la traiettoria o cambiare direzione”, sottolinea Tufano. Persino innovare, in questo mondo rapido, stà prendendo un’altro significato: “Basti pensare che le innovazioni degli ultimi 10 anni potrebbero essere paragonate per magnitudo e numero a quelle dei 20 precedenti”.

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