Con il termine ‘Kaizen‘ si riferisce a quell’approccio strategico-pratico ampiamente impiegato in Giappone -tanto nell’ambito dei sistemi di gestione industriali, quanto nell’ambito delle strategie comportamentali all’interno della stessa realtà aziendale- che determinò il grande successo dell’industria nipponica, avviatosi già a partire dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, raggiungendo il suo apice decennio successivo.

Coniato nel 1986 da Masaaki Imai (n. 1930), economista giapponese e fondatore del Kaizen Institute, esso si compone di due ideogrammi (kai e zen ), che hanno rispettivamente il significato di ‘cambiamento‘ e quello di ‘buono, migliore‘. La traduzione più comune che viene data nelle lingue occidentali è quella di miglioramento continuo‘. […]

Tale concetto di innovazione continua, a piccoli passi, costante e graduale che non va però a interferire con la processualità attraverso cui viene svolto il lavoro, appare in netta contrapposizione con i concetti tutti occidentali di innovazione‘ e ‘rivoluzione‘, che illustrano invece una concezione di miglioramento che procede attraverso discontinuità e ‘strappi’ rispetto ai vecchi modelli produttivi e alle vecchi idee, con il conseguente passaggio a un paradigma del tutto nuovo; quello che in inglese viene definito breakthrough. […]

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